+39 327 73.51.415   |   alessandra.pistillo@gmail.com
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Benessere aziendale? Tutti sulla testa!

Le mie riflessioni su benessere aziendale e benessere personale

Il benessere aziendale è il riflesso del benessere delle persone che lavorano per un’organizzazione. Il benessere personale è il prodotto di un processo di presa di coscienza, mescolato ad un atto di volontà: quello di lasciare ciò che non serve più, per acquisire la capacità di procedere oltre. 

Gli effetti benefici dello Yoga

Per la serie #piccoleconquiste, bisogna che mi annoti questo fatto, rendendovi tutti partecipi. Anche le copywriter fanno la verticale. Come sapete, faccio yoga da un po’ e questa cosa, insieme alla fit boxe, mi ha letteralmente salvato la vita. I benefici della pratica costante dello yoga sono immediati: uno entra a lezione accartocciato e col giramento di scatole e ne esce che è un fiorellino di campo proteso e sorridente verso il sole. Sembra magia, ma vi giuro che non lo è. Sarà perché i muscoli si distendono, sarà perché la mente smette di vagare per i fatti suoi e finalmente si concentra su un punto (ad esempio a tenere ben distese le dita dei piedi. Ve lo ricordate mai di distendere le dita dei piedi? Ne hanno bisogno, sapete?), fatto è che se volete vivere bene – anche in azienda, perché no? – vi consiglio di provarla.

E poi con lo Yoga si impara anche a sfidare i propri limiti. Ad esempio, io ero assolutamente certa che mai e poi mai sarei riuscita a fare una verticale. Sapete, la verticale è una delle posizioni utili a fornire ossigeno alle cellule cerebrali (oh, se ce ne è bisogno!). E quindi andava così: l’insegnante annunciava: “Bene, ora andiamo sulla testa!”. Tutte queste donne piano piano si dirigevano chi al centro della stanza, chi al muro e costruivano la posizione. Avambracci appoggiati al pavimento, testa tra le mani, uno, due, tre e… oplà, come se niente fosse eccole tirate su, appese al muro a testa in giù come salami, con nonchalance. Io le guardavo sbigottita. Per prepararmi, poggiavo anche io gli avambracci a terra e mettevo la testa tra le mani. Ma all’improvviso, al solo pensiero di sollevare le gambe da terra e dare alle mie piccole braccia la responsabilità di sostenere tutto il peso del corpo, vacillavo. Sentivo il sangue al cervello e mi sentivo caldissima. Ovviamente mi spaventavo e quindi mollavo. Tornavo su. Così, riprendevo la mia osservazione delle altre. E all’ invito dell’insegnante: “Vuoi provare, Alessandra?” scuotevo la testa. “No, non sono ancora pronta.” Se non altro era solo paura, non era panico. Ho visto donne appendersi al muro e poi lasciarsi andare a “urletti” isterici implorando l’insegnante di non lasciarle. L’insegnante le rassicura, tiene loro le gambe, e loro si calmano.

La paura, quando diventa panico, è più difficile da controllare. Invece, se resta solo timore, è più docile alla nostra mente. Io, semplicemente, sentivo che non era il momento, e quindi nemmeno mi buttavo. Poi che c’entra, ammetto che osservavo le altre con sguardo torvo, ma questa è un’altra storia. Lo sguardo bieco derivava dal fatto che non riuscivo a capire cosa mi dava fastidio, e perché a me sì e a loro no.

La consapevolezza aiuta un sacco. Oggi, dopo aver detto no alla richiesta dell’insegnante di provare la posizione, mi sono ribellata alla mia paura. Mi sono chiesta cosa esattamente non andava e a quel punto ho espresso il mio dubbio a una ragazza. Lei mi ha detto che aveva le mie stesse paure, ma che il trucco era di mettere la parte della testa dove c’è il cervelletto tra le mani e fare un certo movimento con le braccia, come se tutto il peso dovesse essere spostato indietro, verso i gomiti. Ad un tratto,  a sentire questi “trucchi”, mi è scattata una molla. Piano piano, mi sono avvicinata al muro. Ho sistemato il mio tappetino ridendo un po’ di me stessa e del fatto che mi stessi buttando in questa impresa.

Non me ne sono nemmeno accorta ed eccomi appesa a mia volta come un salame, con la testa in giù. Sì, proprio in quella posizione che mi faceva tanta paura. Incredibile. Sorridevo beata e continuavo a chiacchierare anche in quella posizione! Ma la cosa più stupefacente è che mentre ero lì a sfidare la forza di gravità… ho trovato la posizione addirittura comoda.

Che dire, io la mia lezione di oggi l’ho avuta: alla paura bisogna dichiarare guerra, e anche riderle un po’ in faccia, magari, al momento giusto. E voi?

Sono Alessandra Pistillo, esperta di comunicazione empatica e copywriter. Collaboro con professionisti del benessere organizzativo per supportare la consapevolezza e l’immagine delle imprese con progetti di comunicazione interna ed esterna.

La nostra formula: ascolto attivo + storytelling. La nostra cornice di lavoro, la Teoria U del Massachusetts Institute of Technology.

Il mio sogno per il futuro è lavorare, comunicare e vivere bene. Mettere l’empatia nelle mani delle persone e creare con loro narrazioni autentiche, al servizio del bene comune.

Qual è il tuo sogno?

DIMMI DI TE!