2013.
In effetti il dubbio resta: ma il termine account- copywriter, me lo sono inventato io oppure no? Sono l’unico esemplare? Ho creato per sbaglio una nuova razza ibrida? Non so. Quando ho aperto il blog ho motivato il mio essere diventata account-copywriter con un post che parlava di un sospetto bipolarismo di origini astrologiche: doppio ruolo per soddisfare due personalità opposte che convivono in me. Beh, aprire un blog e passare subito per matta è stato divertente. Con questo post però vorrei rassicurarvi sulla mia salute mentale (mi rivolgo soprattutto ai lettori che Fox non sanno nemmeno chi sia) e vorrei parlarvi di come sono diventata copywriter… senza rinunciare, talvolta, a fare l’account.
No, non ho intenzione di raccontarvi la storia della mia vita (anche se potrebbe essere interessante: ho fatto un sacco di esperienze, ho viaggiato, mi sono ritrovata in luoghi impensabili con persone improbabili e per la maggior parte del tempo in situazioni surreali); piuttosto, vorrei presentare brevemente la mia indole con qualche aneddoto. Così, per condividere la mia esperienza. Della serie, account-copy, se esistete, parliamoci. Facciamo così, io intanto vi parlo di me, se poi qualcuno che passa da qui sente che abbiamo qualcosa in comune, può contattarmi.
Come sono diventata account.


“Testa dura”. Mi piacciono le PR: conoscere gente per parlare di “affari”. Ho cominciato vendere per gioco, al liceo. Facevo la presentatrice Avon: i trucchi andavano a ruba (facevo girare il catalogo in classe durante le ore di lezione noiose, ma forse non dovevo dirlo?). Durante gli anni universitari mi sono fatta le ossa col porta a porta vendendo calendari ed ho imparato un sacco di cose, soprattutto a confrontarmi con ogni tipo di persona/cliente. Vi dico solo che il lavoro andava così bene che con i guadagni ottenuti mi ci sono comprata un’ auto (che poi ho accartocciato come una fisarmonica in un incidente, ma questa è un’altra storia). Ho continuato, sempre mentre prendevo le due lauree, vendendo spazi pubblicitari, facendo la promoter ed alcuni lavori di telemarketing. Risultati sempre soddisfacenti. Sono una maga? Figuriamoci. Semplicemente, ho la testa dura. Bisogna essere determinati e ragionare per obiettivi. Ma soprattutto: bisogna essere positivi e non abbattersi davanti ai “no” dei clienti. Bisogna credere nel prodotto che vendiamo, solo così possiamo riuscire a mostrarne il valore. Poi magari su questo argomento ci tornerò con un post dedicato. Infine, ho lavorato come account d’agenzia, per cui l’organizzazione è fondamentale: saper supervisionare un progetto e seguirlo in ogni sua singola fase per tenere aggiornato il cliente presuppone una certa capacità da “direttore d’orchestra”. Accordare tutti i suoni non è sempre facile, ma è un’attività molto stimolante. A volte questo accade anche a prescindere dalla sfera lavorativa: a tal proposito, vi segnalo Colors for Kenya, un piccolissimo progetto di solidarietà fondato dalla sottoscritta, che mi ha fatto battere il cuore.
Come sono diventata copywriter.


Creatività. La mia passione era inventarmi prodotti e campagne stampa. I profumi erano la mia fissazione, disegnavo persino il packaging. All’università (Media e Giornalismo, Firenze), dato che non avevamo nulla da fare (battutaccia), sono stata tra i protagonisti di una grandiosa seppur breve avventura editoriale: Il “Caffè Corretto”. Fu un giornalino universitario politicamente indipendente, totalmente ideato da noi, un gruppo di studenti. Non vi dico quanto ci divertimmo. Ideato il format, la prima uscita fu una festa: mettemmo un banco vicino alla mensa universitaria, regalammo caffè con panna montata a tutti gli studenti e distribuimmo la copia del mitico giornalino. Che tempi!
Ecco, fino a che ero studentessa ho sperimentato di più la parte “editoriale”, scrivendo anche per giornali come Toscana Oggi, che mi dette la possibilità non solo di scrivere, ma anche di ideare inchieste e filoni tematici. Una volta Dottoressa, poi, ho sperimentato tutta la creatività dell’essere copy d’agenzia (totalmente innamorata del mio lavoro) ed ho avuto anche la possibilità di frequentare la Scuola di Cinema Immagina, grazie alla quale ho imparato a scrivere sceneggiature. Nozioni applicate subito quando ho scritto spot Tv e televendita per D-Mail, andati in onda su reti Mediaset. Oggi, oltre ad essere copywriter freelance, scribacchio cortometraggi per divertimento.
Così, eccomi qui. Svolgere entrambi i ruoli si può. Non solo: è anche particolarmente vantaggioso per chi decide di commissionarci un lavoro. Ora sarei solo curiosa di sapere se sono l’unica ad avere unito esperienza e indole di questi due ruoli ed averne fatto una professione. Account-copywriter, se ci siete, battete un colpo.



Articolo molto interessante di sicuro non sempre i soliti consigli triti e ritriti grazie per lo spunto.
Grazie a te! A volte i consigli migliori nascono dal semplice racconto della propria esperienza! 😉
Ciao Ale, che sito bellino ti sei fatta. Account copywriter…Complimenti! Alle elementari non l’avrei detto ma sicuramente hai un talento innato e sicuramente hai grande sensibilità . Ci giurerei, almeno per quello che mi ricordo. Un bacione! Riccardo
Riccardo, ciao! Ma che piacere ritrovarti! E ritrovarti attraverso il mio blog!Grazie per il tuo commento, so che anche te hai fatto una carriera niente male, sono contenta. Dai, teniamoci in contatto, che se scappa di rivedersi tutti insieme ci divertiamo. Un abbraccio!
Puoi vederla anche da un altro punto di vista. Sono dovuto scappare all’estero per avere un lavoro decente. 😀
Stamattina mi sono svegliato con il tarlo di vedere cosa facevi e come stavi. Il tuo blog mi ha servito, con facilità, risposte notevolmente migliori di quelle che avrei mai potuto aspettarmi. E questo mi ha riempito di giubilo!
Dai, se hai tempo e ti va di salutarmi, aggiungimi a skype. Il mio account è il mio nome(punto)il mio cognome. Ci si va due risate! A presto!
Ma dai,bellissimo! 🙂 Certo che ti aggiungo, così ci riparliamo dopo quanti anni?20?Fantastico!A presto! 😀
Grazie Alessandra per la tua esperienza! Mi ci rispecchio molto. Sono sempre stata una “scrittrice” (da piccolina volevo fare la sceneggiatrice-drammaturga e ho studiato Lettere), poi mi sono sviluppata e sono diventata una commerciale (e ho studiato Psicologia dei gruppi e del Marketing). Adesso mi occupo di vendita on line e off line!
Trovo, a dire la verità, che nel settore commerciale si conoscano persone creative, piene di energia e di positività. E poi, è un campo fortemente meritocratico: i risultati parlano per te. Penso che le basi della vendita (che poi altro non sono che la possibilità di costruire relazioni di fiducia) dovrebbero essere insegnate a scuola, insieme alla grammatica. Di sicuro ognuno diventerebbe più consapevole di se stesso e dei propri risultati. La vita è da inventare, ogni giorno!
Un saluto! Irene 🙂
Ciao Irene, grazie a te per il tuo commento! Sono d’accordo, quello delle vendite è un settore in cui si possono incontrare persone creative piene di energia e positività. Penso che siano proprio queste persone a tenere alta la qualità del settore commerciale: purtroppo, infatti, esistono anche tanti “venditori di fumo” che hanno come unico scopo il guadagno fine a sé stesso e che di instaurare un rapporto di fiducia col cliente, basato sulla trasparenza e sul mostrargli il vero valore di ciò che viene venduto, se ne fregano. Io penso invece che noi venditori dovremmo conservare il nostro entusiasmo e la nostra capacità di comunicare sinceramente col cliente. Così possiamo costruire relazioni di fiducia. In effetti insegnare le basi della buona vendita a scuola non sarebbe male. Ti saluto anche io, “ritwittando” la tua bella frase: la vita è da inventare, ogni giorno! 😉
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