La mia analisi della campagna 2013 di Jaeger-Le Coultre
Lo spot si apre come il più emozionante dei trailer. Inquadratura dal basso verso il cielo: si scorgono i rami di un albero, una luce bianco-rosata, un raggio di sole. Prende corpo una carrellata di immagini toccanti, che sciolgono dentro. Una neonata splendida, occhi blu, in braccio alla mamma; ancora i rami dell’albero, visti dal basso: è la bambina a guardarlo, il cielo. Accenna un sorriso inebriato. Questa luce romantica irradia anche la scena successiva. La bambina, cresciuta, corre in un prato di margherite, bionda e felice. Un attimo, e la mia mente nostalgica mi riporta esattamente a quel prato dove io sfogliavo le margherite. La bambina diventa adesso una ballerina in tutù, ed il ricordo una poesia che scrissi qualche anno fa, che parlava della ballerina di un carillon, si materializza nella mia testa:
“(…) Sola.
Danza.
Piccola ballerina. (…)”
La storia di Diane Kruger prosegue.
La bambina bionda è diventata una donna. Riflettori puntati su di lei, si trucca con cura, lo sguardo determinato e forse un po’ triste. Recita, su quel set fotografico, con un paio di ali nere addosso che forse non la rappresentano completamente, ma che sono la sua maschera, il suo lavoro.
Quante volte siamo costrette a metterci “ali nere” e maschere addosso, specialmente a lavoro? Forte ed elegante, resta fedele a se stessa anche nei momenti di fragilità. Una fragilità che scoppia nel climax del video e della canzone di Shirley Bassey, “Love Story (Where do I begin)”. Una notte fumosa, la ragazza guarda inerme un’auto che riparte, lasciandola da sola.
Lacrime e rassegnazione, si tira su il colletto dell’impermeabile in cui è avvolta come stesse indossando un’ armatura. Pronta a combattere contro la sofferenza che la attende, la solitudine, l’amarezza. Ma silenziosamente, con dignità e coraggio. No, non si mette a urlare disperata o a rincorrere colui che la sta abbandonando. Semplicemente, capisce che è finita, non c’è altro da fare che andarsene. Si allontana, nel buio, chiusa nel suo impermeabile che la protegge dal tempo e dal maltempo, dalle intemperie, dalla gente. E, sempre nel buio, sparisce.
Fino a ricomparire, col volto prosciugato da ogni lacrima, reagendo con forza, appesa al suo cavallo nero che corre nella foresta. Solo un attimo per voltarsi indietro e pensare al passato, il suo destriero la sta già conducendo lontana da lì e lei non deve fare altro che restarci aggrappata con tutta se stessa. Penso che sì, anche a me è stato insegnato ad affrontare il dolore con dignità. E a reagire, anche a costo di scappare via.
Nero. Dopo il climax, ecco la scritta che induce a meditare:
How often in a lifetime can we reinvent ourselves?
Il tempo di elaborare questa domanda sulla quale ogni donna è naturalmente portata a riflettere, ed ecco che l’eroina riappare, definitivamente vincente, assorta nella contemplazione di una città bianca quasi irreale. Lo sguardo teso verso il futuro.


Jaeger-LeCoultre è un brand di orologi di lusso, eleganti, raffinati, sempre diversi. Proprio come i mille volti di Diane Kruger in questo video che racconta la sua storia.
Proprio come i mille volti di noi donne, e come le mille vite che viviamo in una, riuscendo sempre e comunque a restare fedeli a noi stesse. La campagna, che punta tutto sull’identificazione tra target, testimonial e prodotto, sfrutta un accostamento di significato tra tempo e donna, giocando sull’intersezione che questi due universi semantici possono generare: “Time is feminine”, si legge sul sito ufficiale. Il tempo qui, è il tempo stesso della vita, ovvero l’insieme dei momenti che la compongono e che, col loro trascorrere, la trasformano.
Costringendoci a reinventarci sempre per sopravvivere, ad adattarci con naturalezza e coraggio a tutti i climi nuovi in cui ci imbattiamo durante il nostro cammino. “Quante volte nella vita possiamo reinventarci?” Quante volte possiamo rinascere, senza perdere mai la fiducia nel cambiamento e senza però smarrire la nostra essenza più profonda?
Nero.
La scritta conclusiva dello spot prima del packshot, “Infinitely” è la risposta che volevo sentirmi dare. Che tutte noi, donne dai mille volti, volevamo sentirci dare.
Non è forse così?


