+39 327 73.51.415   |   alessandra.pistillo@gmail.com
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Siamo belle, noi donne freelance

Ma sì, ma sì: anche voi uomini lo siete. Su su, non facciamo i permalosetti o gli spocchiosetti. Lasciateci andare orgogliose di noi stesse, per una volta.

Sì, noi. Perché siamo amiche, tra colleghe, sapete? Possiamo esserlo. È la nostra libertà dai vincoli che ce lo permette. Magari, se fossimo tutte chiuse forzatamente nello stesso ufficio a fare un lavoro che non amiamo, qualche frustrazione verrebbe fuori molto più facilmente e ci scanneremmo – come voi uomini del resto – e sì che qualche volta viene fuori lo stesso, quindi figuriamoci. Ma nella nostra situazione, diciamolo: è più facile essere amiche. O almeno, per me e per le persone che ho incontrato fino a oggi lo è. Che vi devo dire.

Le cose stanno così. Siamo alle prese con un sacco di menate da tenere sotto controllo. Ormoni, orologio biologico, salute prima di tutto. Poi va beh, la casa, i panni da lavare che si accumulano, il frigo che piange e il rinnovo del guardaroba stagionale (perché a 35 anni il rischio che la roba di due anni fa non ti stia più, c’è: il fisico che cambia, la cellulite, la panza…); i capelli bianchi e le prime rughe: stucco, parrucco e manutenzione. I figli: i neonati, quelli nel pancione e quelli che vorremmo. Le relazioni con compagni, mariti, amici, noi stesse soprattutto. I genitori, gli zii, le famiglie. I nipoti, quelli di sangue e quelli acquisiti, i figli delle amiche. Un pensiero per tutti, un bisogno atavico di controllare tutto, di “fare tana” e curare il territorio a modo nostro, come ci riesce meglio.

E, alla base di questa meravigliosa piramide da tenere in piedi, lui: il nostro meraviglioso lavoro da freelance. TUTTI i reparti aziendali strepitosamente convogliati in un due mani, due occhi, una bocca e un solo cervello. La DONNA-FREELANCE. Il nostro amato mestiere, quello per cui ci siamo fatte un culo così all’università e ai corsi di specializzazione. La nostra fonte di sostentamento, quello che se non gira bene poi son cazzi. Lasciando perdere il lato amministrativo (che Dio ce ne scampi e liberi, lo risolvi solo con un commercialista capace di stare davvero dalla tua parte), e sorvolando mestamente gli anni di musate che ci vogliono a capire che prezzo dare ai servizi e che valore dare a te stessa, restano da gestire le trattative, i clienti, i collaboratori, le procedure, la formazione, l’operatività. Tutto, col pendolo dell’orologio che ti penzola sulla testa e che ti provoca un’ansia costante che nemmeno il Bianconiglio.

Se dovessi rappresentare la nostra situazione emotiva con un movimento del corpo, mi metterei con un piede solo in equilibrio su una palla; l’altro lo metterei sulla coscia della gamba in bilico, in stile posizione yoga dell’albero; nella mano destra terrei per il collo un pollo impazzito e nella sinistra un’enorme borsa della spesa. Sulle spalle, uno zaino ricolmo di libri. Tra i denti, le chiavi di casa. Sì, proprio quelle che naturalmente non troviamo mai quando servono.

Ora. In questa situazione che ci accumuna TUTTE, ma proprio TUTTE, vi sembra ancora così surreale poter anche essere serenamente amiche? Vi sembra FEMMINISTA come discorso? Ma siamo molto più che amiche, siamo eroine! E, sì, miei cari, io ve lo dico con orgoglio: è proprio bello – eccheccazzo – trovarsi in una pizzeria di mercoledì sera a confrontarci, a ridere, a dire “anch’io!” fino a mezzanotte, con la sveglia programmata alle 5.30 del mattino seguente; a maledire e benedire insieme tutte le sfaccettature di questa favolosa vita che ci siamo scelte. O nella quale, per qualche strano progetto divino, ci siamo ritrovate imbrigliate. È proprio bello ammettere che alla fine, nonostante tutto e tutti, non siamo poi così male.

Non solo è bello: è proprio necessario.

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