Siamo belle, noi donne freelance
maggio 10, 2018
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15 anni di Grom. All’inizio è solo una piccola gelateria torinese, poi diventa un brand leader nel mondo del gelato. Grom nasce dall’idea di due amici, Guido Martinetti e Federico Grom, che sognano di  portare nel mondo un gelato Made in Italy… imperfetto come il nostro Bel Paese. Leggi: con nessun conservante o additivo, naturale, genuino. Oggi le gelaterie  Grom sono sessanta in Italia e una trentina nel mondo.

Sono 3 i motivi per cui ne parlo.

  1. «Abbiamo iniziato per passione e così abbiamo continuato – racconta Federico Grom. – Il segreto? Non trasformare in obiettivo il profitto, quello al massimo è una conseguenza. Siamo nati nell’estate del 2003, prima di Facebook, Instagram e Whatsapp: il passaparola delle persone che assaggiavano e amavano il nostro gelato è stato il nostro primo successo». In queste semplici parole (che riporto da questo articolo) ci sono due concetti importantissimi, che ogni imprenditore dovrebbe tenere a mente. Il primo: dietro un brand forte ci devono essere valori importanti, autentici e condivisi; solo così, c’è una speranza che poi, dopo, arrivi anche il profitto. Ma se non è una passione bruciante, quella che muove le nostre scelte, non ci sarà utile abbastanza utile a renderci appagati e realizzati, per quanto alto esso possa essere. Quindi, tenetelo a mente: i valori del brand sono tutto. Tutto. Il secondo aspetto riguarda il passaparola. Lo dico contro il mio stesso interesse, eh, ma lo dico. Possiamo fare mille strategie di comunicazione: è inutile che ci facciamo fighi sui social se poi il servizio che offriamo è scadente. Il primo e vero social è il passaparola. Se c’è quello e inostri clienti sono soddisfatti, allora forse non stiamo lavorando poi tanto male.

2.  Il gelato Grom è oggettivamente buonissimo (e lo dice una pazza scatenata che ama il gelato di soia, quindi figuriamoci).

3. Mi piace il concetto di “Imperfetto ma vero”. Si riferisce al parallelismo con l’Italia, principalmente, e a come ci vedono nel mondo; ma – sorvolando le imperfezioni  italiane degli ultimi mesi, che più che geniali sono state imbarazzanti – volevo mettere la mia lente d’ingrandimento sul concetto guardandolo sotto l’aspetto emozionale. Imperfetto-ma-vero. Essendo molto pirandelliana, amo particolarmente il tema dell’identità e delle maschere, e quindi quello dell’autenticità a scapito della perfezione. Ho sempre associato la perfezione a qualcosa di artefatto e inquietante. Sì, la perfezione affascina, ma alla lunga stanca. Annoia. Ma vuoi mettere una bella patacca sul vestito di seta il giorno della festa? Vuoi mettere un bel pezzo di prezzemolo tra i denti al primo appuntamento? Alla fine, essere amati perché perfetti è troppo facile. Essere amati perché autentici è la vera soddisfazione.

Essere imperfetti, e riderci su.

Non è forse questo il gusto più buono della vita?

mm

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